Internet gratuito by Facebook nelle aree rurali degli States. Civiltà o smania di controllo?

Sul modello della campagna portata avanti in aree rurali dell’Africa e del Sud-est asiatico e con una copertura di 49 Paesi, Facebook ed il suo leader Mark Zuckerberg sono intenzionati a lanciare “Free Basics” anche negli Stati Uniti. Il progetto renderà possibile la fruizione di internet e di diversi servizi legati all’universo smartphone a persone che al momento ne sono escluse perché localizzate in aree rurali o economicamente difficili. Tramite la tecnologia dello zero-rating, i gestori della telefonia mobile forniranno la connessione wireless e dati e i nuovi utenti avranno accesso, in maniera gratuita, ad una serie di app e servizi, tra cui – naturalmente – Facebook e Facebook Messenger.

Free Basics e le prime polemiche negli Stati Uniti

Mentre le trattative sono in corso tra Facebook, le compagnie telefoniche statunitensi e il Governo degli Stati Uniti, già cominciano a fioccare le prime critiche. La prima delle domande scomode è questa: sarà Facebook a pagare e a fornire la connessione internet? La risposta, ovviamente, è no: Facebook ci ha messo l’idea, ma il filantropismo lo lascia agli altri. Saranno infatti gli operatori telefonici a “concedere” il servizio e a pagare i dati degli utenti!

Iniziativa nobile o incompatibilità con la net-neutrality e abuso della fidelizzazione degli utenti?

Nei primi mesi del 2016, Free Basics è stato bloccato in India e in Egitto per la lesione dei principi di marketing su cui si fondano i servizi offerti nell’universo internet: è stato infatti visto come un procedimento sleale per garantire la priorità dei servizi Facebook a discapito dei concorrenti.

Nonostante la perplessità che il programma genera a livello mondiale, se l’accordo verrà siglato Zuckerberg sarà di un passo più vicino al suo sogno di connettere il mondo, riuscendo anche a configurarsi come un Internet provider.

Bisognerà aspettare per tirare le somme di questa iniziativa, essendo ancora in corso le trattative con le autorità americane per un’impostazione meglio strutturata e non in evidente contrasto con l’etica del web. Soltanto con la vittoria del “sì” sarà possibile analizzare a fondo natura, pro e contro del gesto, scoprendo se si tratta davvero di un atto nobile o di un bisogno di “marcare il territorio”.

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